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Tutto l'anno, a Cagliari corsi di disegno, pittura e tecniche di illustrazione, incontri e seminari sulla comunicazione visiva. 

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edizione completamente rivista ed aggiornata
autore: Betty Edwards

 
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SELEZIONI PER ILLUSTRATORI ITALIANI

Ricevo e volentieri pubblico:

SONO APERTE LE ISCRIZIONI ALLE SELEZIONI PER ILLUSTRATORI ITALIANI ANNUAL 2009

Possono partecipare alla selezione tutti gli illustratori italiani residenti in Italia o all’estero, e stranieri residenti in Italia, iscritti o non iscritti all’Associazione Illustratori.

Ogni autore può inviare più opere, singole o in serie, senza limite di numero e di categorie, edite o inedite, purché pubblicate o realizzate dal 1° gennaio 2007 in poi.

 

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Parliamo di pensiero creativo.

In una delle sue riflessioni sull'espressione infantile, Bruno Munari considera un aspetto importante legato al pensiero creativo.: "Quasi tutti i bambini in tutto il mondo disegnano le stesse cose: quello che vedono, quello che sanno già. Un prato con una casetta, le montagne, un lago, il mare, un albero, le nuvole, il sole, cioè stereotipi".

Sembra abbastanza ovvio aggiungere che questo tipo di risultato è incoraggiato dal comportamento degli adulti che li circondano, i quali - vittime di una sorta di analfabetismo artistico e creativo - tendono a lodare di ciò che i bambini gli mostrano solo ciò che facilmente riconoscono. I bambini si adeguano e si conformano a canoni stereotipati che li imprigioneranno - anche in questo campo - per tutta la vita. 

Per chi si occupa dell'educazione dei bambini, risulta di vitale importanza tenere conto di questo dato e lavorare anche su se stessi per tentare di compensare i danni oggettivamente creati alle possibilità di libera espressione umana.
Vorrei sottolineare che secondo me, tutti sono chiamati in causa e che il lavoro più urgente e impegnativo riguarda quello con il bambino che tuttora alberga e agisce proprio in noi.

Munari prosegue: "Se i bambini non saranno aiutati a crescere creativamente, anche da adulti, per hobby dipingeranno le stesse cose".

Quindi si pone la necessità, anche in questo campo che sembrerebbe il più libero da condizionamanti di lavorare per rompere le pastoie che imprigionano la nostra libera espressione.

 
alcune regole di composizione

Per evitare che l'occhio di chi guarda vaghi qui e la per i nostri lavori, è necessario trovare il modo - attraverso la composizione - di guidare il percorso dello sguardo del nostro spettatore.

Un metodo abbastanza comune ed efficace è quello di adottare composizioni asimmetriche.

Vediamo alcune fra le composizioni più comuni di questo tipo.

A quadrante: in questo semplice tipo di composizione, malgrado la struttura simmetrica, il bilanciamento dinamico viene creato cambiando il valore tonale nei settori individuati. I vari settori infatti sono riempiti con tonalità diverse di luminosità, questo crea dinamismo nella composizione.

 

Sequenziale: la composizione in questo caso è scandita ritmicamente. Il ritmo è importante in tutte le composizioni e in qualsiasi disciplina, le arti visuali non fanno eccezione. Il cambiamento di dimensioni e di tonalità crea un percorso visivo come i vari cambiamenti di lunghezza e tonalità nella musica guidano l'ascoltatore attraverso un pezzo musicale. Va notato che non ci sono due aree che abbiano la stessa dimensione. Questo aiuta nella creazione di un bilanciamento asimmetrico. Un altro tipo di composizioni sequenziali può essere basata su sequenze matematiche come ad esempio la sequenza di Fibonacci.

 

Composizione asimmetrica detta anche Bilanciamento dinamico si tratta di creare un bilanciamento tra le varie parti della composizione. In questo tipo di immagini lo spazio negativo non occupato dal soggetto o dal gruppo di soggetti è bilanciato in modo da avere un peso visivo equivalente a quello del o dei soggetti.

Si può immaginare questo tipo di rapporto in maniera simile a quello offerto da una scala vista di profilo, su un lato della scala ci sarà un solo scalino e molto spazio sopra di esso, mano a mano che si procede salendo lo spazio superiore diminuisce in maniera inversamente proporzional. Un altro metodo per esplorare questo tipo di composizione è quello di usare due quadrati scuri e grandi e otto quadrati più piccoli e chiari, provando a muovere gli elementi all'interno delle composizioni si avrà la possibilità di gestire il percorso visivo degli osservatori.
La ripetizione di una forma in una composizione è chiamata ripetizione e permette di creare ritmi e connessioni di molti tipi all'interno di una composizione.

 

Proporzione aurea (o sequenza di Fibonacci usata su una spirale) - questo tipo di composizione è basata su proporzioni matematiche, Il rapporto Aureo è di 1 a 1618... ed è conosciuto sin dai tempi antichi e usato nella antica Grecia. E' un tipo di rapporto che permette di creare delle composizioni bilanciate in maniera molto interessante. Il risultato di questo tipo di composizione ricorda lo schema di sviluppo organico di certe conchiglie. Si parte da un rettangolo che abbia le proporzioni auree tra i suoi lati (per esempio sia di 32x20 cm e si traccia una linea verticale che separi un quadrato di 20x20cm sulla sinistra del rettangolo visto in orizzontale, poi si disegna una delle sue diagonali, il punto di incontro tra la linea verticale e quella diagonale permette di tracciare una linea orizzontale che di nuovo incontra la diagonale, questo permette di individuare la verticale che isola altri due rettangoli proporzionali tra di loro.

Molte composizioni non rispettano solo un modello ma possono usare una combinazione di quelli proposti per generare più complessi schemi costruttivi.

In articoli successivi potremo approfondire questo questioni dato che esse sono veramente molto importanti

 

 
Appunti per un approccio diverso all’Arte

E’ da un po’ che ho ricominciato a frequentare i testi sull’arte di Rudolf Steiner.

Per comprendere l’arte secondo l’approccio Staineriano bisognerebbe porsi verso di essa come ci si pone di fronte alla verità, nello stesso modo in cui il bambino ama i suoi genitori, l’amore è parte integrante e fondamentale di qualsiasi processo di apprendimento.

Non avevo mai riflettuto abbastanza su questa affermazione fino a quando non ho realizzato che identificarsi con il proprio maestro con compassione amorevole è la migliore strategia che ho adottato tutte le volte che ho imparato realmente in fretta ed efficacemente una cosa qualsiasi.

In effetti anche gli ultimi risultati della psicologia ci portano a questa conclusione: Creare un rapporto di intima identità con colui che è in grado di trasmetterci una conoscenza è il metodo più sicuro per apprendere usando il mezzo più profondamente radicato nella nostra essenza di mammiferi, l’imitazione diretta.

Gli esempi della storia ed anche il sentire comune ci possono confermare che vivere l’arte è una esigenza naturale dell’uomo, senza la possibilità di esprimersi in maniera artistica esso spesso soffre. Molte delle persone che incontro per le mie lezioni di disegno manifestano questo senso di vago soffocamento, come se la mancata possibilità di esprimersi artisticamente li privasse dell’accesso a una fonte di benessere e autorealizzazione.

 
Cio che si disegna non conta

Una cosa sorprendente che mi capita mentre disegno è la constatazione che alla fine un soggetto vale l’altro. Quando ci si pone di fronte a un modello, uno qualunque, con il proposito di disegnarlo, se si è un minimo allenati scattano una serie di meccanismi che ci pongono nello stato mentale fausto al disegno.

Il modello assume quella particolare importanza e “presenza” che lo rende il centro di una attenzione rilassata ed esclusiva e la mano comincia a correre quasi animata da volontà propria, tutto il resto dell’universo si tira indietro, il dialogo interno si placa e il tempo sembra fermarsi mentre noi ci ritroviamo a galleggiare in una gradevole capsula di benessere.

Tutto il processo assomiglia sorprendentemente, nelle modalità e nei risultati, a quello che si riscontra in certi tipi di meditazione, sia orientali che sviluppati in occidente ad esempio in certa tradizione cattolica.

Non bisogna dimenticare comunque che anche i processi analitici (che spesso purtroppo si trovano ad agire in antagonismo con le funzioni sintetiche) cominciano a scorrere in collaborazione armonica con il processo in cui ci si trova e questa, con il tempo, potrebbe diventare una abitudine che per osmosi potrebbe passare ad altri aspetti della nostra vita.

Praticare il disegno per questa via, in modo analogo a quello che succede ad esempio con la scrittura e anche con il teatro, potrebbe rivelarsi terapeutico.

 
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